Riportiamo, da un’articolo pubblicato sul Tirreno,  la posizione del presidente del consiglio comunale di Pescia Salvatore Leggio concernente il  referendum pro Lucca richiesto da circa 1500 cittadini e il riordino delle province in corso di attuazione:

“ Lucca o Pistoia? Un quesito sul quale, in questo momento di annunciata rivoluzione degli enti locali, organizzare un referendum rischia di non avere senso. Questa una delle risposte che il presidente del consiglio comunale di Pescia Salvatore Leggio dà all’interrogazione con cui, dall’opposizione, si sollecitava il Comune di Pescia ad adoperarsi per allestire il referendum.

«Già – replica Leggio – ci sarebbero da sollevare tanti dubbi sull’opportunità di decisioni che, specialmente oggi, risulterebbero assai affrettate. Affrettate perché non sappiamo ancora come e in che tempi sarà fatto questo “riordino” delle Province. La strada è ancora lunga e non appare molto saggio legare i destini di Pescia a questa o quella provincia, prima di sapere quale sarà l’effettiva ipotesi di riordino».

Quindi Leggio fa una breve cronistoria della vicenda: «In ben due commissioni e in ben due conferenze dei capogruppo era stata analizzata la possibilità di sostituire la figura, in quel momento inesistente, del difensore civico con quella del segretario comunale, la proposta era stata ben vista, se la memoria non mi inganna, da tutti i capogruppo e dagli aderenti alla commissione. La successiva commissione che si sarebbe dovuta formare doveva analizzare la proposta di referendum, che in parte era stata ammessa dopo la verifica della validità delle firme.

Il 25 febbraio 2011 venne portata in aula e respinta la delibera con la quale si andava a modificare lo statuto comunale, successivamente ripresentata l’11 maggio 2011, e ancora rigettata. In entrambi i casi non c’è stata, come previsto, la maggioranza assoluta, cioè 11 consiglieri, quindi i due terzi del consiglio, e la maggioranza non fu raggiunta proprio per il voto contrario anche del gruppo di Pescia Democratica, quello maggiormente interessato alla vicenda, in quanto assai vicino al comitato promotore. Verrebbe da dire: chi è causa del suo mal pianga se stesso. In questo caso c’è da lavorare all’interno del consiglio delle autonomie locali, cioè l’organismo che dovrà proporre alla Regione una ipotesi di riordino».

«Il Comune di Pescia – continua Leggio – mi è stato assicurato dall’amministrazione e me ne farò io stesso garante non mancherà di tenere nella massima considerazione le oltre 1.300 firme per l’annessione a Lucca e, se del caso, di assumere anche altre iniziative, ma lo dovrà e potrà fare quando saranno più chiare le ipotesi di riordino. Possiamo capire che ognuno scelga il cavallo di battaglia che più gli aggrada, ma in questo momento la celebrazione di un referendum consultivo appare superata. Senza parlare poi del costo che avrebbe un referendum che, ribadisco, è solo consultivo, e che in periodo come questo andrebbe a cozzare con l’attento ed efficiente controllo della spesa pubblica».

Fonte : Il Tirreno