Anche oggi il quotidiano ”Il Tirreno” in un preciso articolo ha evidenziato quale potrebbe essere il futuro delle province toscane da accorpare. Lo proponiamo ai nostri visitatori per i loro commenti od osservazioni :

”Il dibattito sul futuro assetto delle Province toscane manda in tilt le istituzioni e la politica toscana, in un gioco al massacro da cui il presidente Enrico Rossi sembra volersi tirare fuori dopo aver lanciato la proposta di suddividere la Toscana in tre Aree vaste con Firenze, Pisa e Siena capoluoghi. Una proposta che ha provocato una pioggia di critiche. «Ero e sono per abolire le Province. Dopo la “riformucchia” di Governo e Parlamento – ha scritto il presidente su Facebook – ho avanzato una proposta per avviare il dibattito. Adesso aspetto le proposte degli altri. Anche in democrazia vale il detto: stretta la foglia larga la via dite la vostra che ho detto la mia …».

Sarà in grado la Toscana dei trecento campanili di presentare un’ipotesi unitaria di riassetto delle Province e convincere il governo a non applicare in maniera automatica i criteri definiti nella legge sulla Spending review? Criteri che, vale la pena ricordarlo, portano alla creazione di due superprovince, una a nord con Prato, Pistoia, Lucca e Massa Carrara, e una a sud con Siena, Arezzo, Grosseto. Dunque, per sfuggire al rischio di una Toscana arlecchino, la politica e le istituzioni dovrebbero trovare la forza di presentare una proposta unitaria – Rossi ha proposto le tre aree vaste con capoluoghi Firenze, Siena e Pisa – anche perché il ministro Filippo Patroni Griffi ha lasciato aperto qualcosa più di uno spiraglio.

Un’apertura confermata al Tirreno dal direttore generale del dipartimento Riforme del ministero, Paola D’Avena: «I criteri, per come sono stati scritti nella legge, sono tassativi. Ma per concludere la procedura il consiglio dei ministri dovrà approvare un decreto legge». Un decreto legge, chiarisce Paola D’Avena, che in linea di principio potrebbe modificare anche la legge, «dal momento che – specifica – ogni atto legislativo può modificare un atto legislativo precedente». Dunque, pur trincerandosi dietro le proprie competenze esclusivamente tecniche e non politiche, la direttrice generale conferma che «il governo dovrà emanare un decreto dopo aver ricevuto dalla Regione la propria proposta». Proposta che dovrà uscire dal Cal, il consiglio delle autonomie locali (vedi grafica sottostante).

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Insomma, la porta non è chiusa, i margini per una trattativa ci sono. Occorre, però, presentare una proposta unitaria della Toscana che riduca drasticamente il numero delle Province”

Fonte : Il  Tirreno