Pubblichiamo, ritenendolo importante, quanto esposto ieri pomeriggio dal geom.Paolo Guidi sul gruppo Facebook PESCIA… osservatorio sulla nostra città.dove il noto professionista pasciatino descrive la sua versione ricostruendo la storia del ponte dei Marchi.

”Ebbene sì, anche io voglio ora dire la mia sul tanto discusso Ponte del Marchi.
In fin dei conti credo di averne tutti i titoli per aver ideato e progettato a suo tempo il frazionamento dell’ex Fabbrica Marchi, della quale tale Ponte era parte integrante e indissolubile, collegando la stessa con una più importante viabilità urbana.
La storia:
Quando tutti i lotti immobiliari furono venduti, ed erano undici, proprietà dalla Famiglia Marchi, il dott Cesare Marchi, uomo di ampie vedute e con forte attaccamento alla città di Pescia, pur non essendoci nato, si preoccupò di valutare la stabilità del Ponte che, in quel periodo, era sempre di proprietà Marchi ma concesso in uso al Comune di Pescia sotto forma di comodato. A proposito, non sono affatto sicuro che il nostro sia stato acquistato, ma di questo ne parlerò successivamente.
Fu dato quindi incarico al mio Studio di redigere un progetto di ristrutturazione seguendo un concetto sempre valido di natura economica, e cioè “ottenere il massimo utile con il minimo sforzo economico”. Chiesi una doverosa collaborazione ad un Ingegnere strutturale e cominciammo così a redigere una progettazione con l’amico Ing Guido D’Amaddio, ottimo professionista peraltro collaboratore nel calcolo delle strutture della Passarella del Viale Garibaldi.
I risultati furono molto incoraggianti, poiché fu accertata l’assoluta qualità sia estetica che di costruzione.
Praticamente il ponte era perfetto, anche se carente di idonei parapetti la cui conformazione a “nido d’ape” non garantiva sicurezza.
Al fine di dare una concreta risposta all’incarico affidatomi elaborammo quindi un progetto che molto sinteticamente prevedeva la realizzazione di sei plinti in calcestruzzo armato, sovrastanti sei pilastri tondi in ferro del diametro di cm 40 armati e gettati con calcestruzzo.
Tali sei pilastri sfociavano sopra il piano viario ove veniva eseguita una soletta sempre in calcestruzzo armato opportunamente collegato ai pilastri in ferro di cui sopra. Finitura previa asfaltatura. Praticamente, la struttura del vecchio Ponte avrebbe avuto il solo scopo di reggere il peso proprio dello stesso.
Tutto qui, niente di strutturalmente complicato, ma anche per certe accortezze molto gradevole per quanto riguarda l’estetica.
Nel progetto non fu valutata la realizzazione di nuovi parapetti poiché la Zincheria Toscana non ci fornì con solerzia preventivo specifico.
All’epoca, e parliamo del 1979, il costo previsto fu di Lire 74.500.000 che, rivalutati ad oggi, corrisponderebbero a circa Euro 260.000,00. Sia chiaro, per ristrutturare il Ponte ad una sola corsia ovest/est. Come dire che nel 2025 spendendo più o meno tale somma avremmo salvata un’opera sicuramente di pregio e staticamente efficacie. Quindi, i Pesciatini avrebbero avuto il loro Ponte.
Ovvio che i manufatti risentono del tempo, però stranamente, e di ciò ne sono sicurissimo, nel 2022 il Ponte si era ottimamente conservato anche perché lo stesso nacque “ricco”, in quanto finanziato da una Famiglia che già nei primissimi anni del ’900 era miliardaria. Mi permetto quindi di dissentire sul fatto che “potesse cedere da un momento all’altro” come qualcuno affermò.
Preciso che se il restauro del Ponte non venne eseguito, fu per il solo fatto che nel luglio del 1979 il capo famiglia Dott. Cesare Marchi morì improvvisamente e successivamente gli Eredi non ritennero di intervenire.
Passano gli anni, nel tempo cambiamo gli Amministratori, poi Pescia ne partorisce qualcuno con idee lungimiranti e con manie di grandezza e sentito il parere di un Barone dell’Ingegneria che ha tutto l’interesse a dare un parere risoluto non inquadra bene le eventuali problematiche strutturali, peraltro ampiamente risolvibili, e cosa fa: su specifico incarico, redige un progetto ex novo che per la modica cifra di Euro 1.400.000,00 ridarà ai pesciatini un ponte più o meno uguale, magari esteticamente migliore, ma sempre però ad una sola corsia (???!!…….).
Beh, mi domando, come anche altri, perché non è stata valutata la possibilità di un bel restauro, salvaguardando così anche una estetica di pura architettura razionalista ben inserita ormai da anni nel contesto urbano? Perché l’Ufficio Tecnico comunale non è intervenuto per consigliare gli Amministratori ad un più accorto progetto? Quanto si sarebbe risparmiato per la sola progettazione che, in caso di restauro, poteva benissimo essere redatta dall’Ufficio Tecnico comunale?
Come mai, imposizione di gara a parte, peraltro superabile, fu stipulato un appalto per il nuovo Ponte con una ditta di Afragola, quando nella zona abbiamo ottime imprese ben radicate sul territorio e quindi subito reperibili, responsabili e capaci.
Non credo che gli attuali Amministratori abbiano responsabilità sulla situazione che si è venuta a crearee alludo alle scelte tecniche. C’è da sperare però che per sana saggezza paesana decidano ora di far rivalutare l’attuale progettazione da un professionista che non necessariamente sia definibile un archistar. Basta meno….. certo, ora il ponte è stato demolito, pertanto tutto cambia.
Per ora è tutto”.
Paolo Guidi

pubblicato su Pescia…osservatorio sulla nostra città
ieri alle ore 16.59

Ilp