Riceviamo dal Sig.Lorenzo Puccinelli Sannini , scrittore e segretario dell’associazione Destra Domani, il seguente articolo di commento a quanto da noi pubblicato sull’iniziativa del Comune di Pescia “Accendi la mente, spengi i pregiudizi” :

“Con riferimento alla decisione presa dall’Amministrazione Comunale di proiettare venerdì 20 marzo al cinema Splendor il film intitolato “12 anni schiavo”, nell’ambito dell’XI settimana di azione contro il razzismo organizzata dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) del Dipartimento per le pari opportunità, ritengo doveroso esprimere qualche perplessità di ordine storico e concettuale.

Il film è tratto da un libro autobiografico scritto nel 1853 dal cittadino americano di colore Solomon Northup, libro che ebbe una certa notorietà negli Stati Uniti in quanto, prima dello scoppio della guerra civile, rivelò agli americani la tragica realtà della schiavitù.

L’anno precedente era stato dato alle stampe il romanzo “La capanna dello zio Tom” opera della convinta abolizionista Harriet Beecher Stowe che ottenne un successo senza precedenti, nel solo 1853 negli Stati Uniti ne furono vendute 300.000 copie. Il libro della Stowe divenne un best seller mondiale. Sembra che nel 1861, primo anno della guerra di secessione, il presidente Abramo Lincoln, incontrando l’autrice le abbia detto: “Allora questa è la piccola signora che ha scatenato questa grande guerra”. La capanna dello zio Tom, ovviamente, ha goduto negli anni di numerosissime versioni cinematografiche.

Ma perché sento il bisogno di scrivere queste righe? La ragione è semplice: non vedo alcuna possibile relazione fra il fenomeno della schiavitù in generale, e di quella americana in particolare documentata dal film che vedremo sabato, ed il concetto di razzismo inteso nella realtà storica odierna. In altre parole, a mio giudizio la scelta del film è errata.

La pellicola illustra gli aspetti tragici di una realtà che esisteva in America 150 anni fa, quella della schiavitù subita da individui di colore, sottratti a forza dal loro continente, ad opera di trafficanti di carne umana. Per inciso, ricordo che la tratta degli schiavi cessò nel 1842 per opera delle flotte congiunte britanniche ed americane chiamate “African Squadron” che iniziarono il pattugliamento delle coste occidentali dell’Africa e che la schiavitù venne ufficialmente abrogata negli Stati Uniti nel 1865 grazie all’emanazione del 13° emendamento.

Il problema del razzismo a cui si oppongono organizzazioni come l’Unar è tutta un’altra cosa.

E’ il tentativo di giustificare e far accettare al popolo italiano un fenomeno, quello della migrazione incontrollata, dalle potenzialità devastanti per il nostro paese, soprattutto perché di proporzioni gigantesche.

In più qui non si tratta di un problema di razza o di colore (chi di noi non gradirebbe ricevere una visita di Morgan Freeman o di Denzel Washington ?) bensì di un problema di incompatibilità di culture.

Una cultura, la nostra, ormai fondamentalmente laica e che si basa sul rispetto della libertà individuale e sui diritti umani, opposta ad un credo in cui religione, leggi e costumi son un tutt’uno.

Se molti italiani trovano difficile accettare la convivenza con migranti sempre più numerosi di fede islamica, non è per razzismo, ma perché si rendono conto che lo sforzo di integrazione si svolge troppo spesso alla rovescia: i nuovi arrivati che dovrebbero avere tutto l’interesse ad adeguarsi il prima possibile alle normative ed alle usanze del paese che generosamente li ospita, pretenderebbero invece che fossimo noi ad accettare e magari adottare il loro pensiero e le loro usanze.

Provate a leggere, a questo proposito, il libro fantapolitico dello scrittore francese Michel Houellebecq intitolato “Sottomissione” e vi farete un’idea di quanto ho appena detto.

Io capisco il desiderio dei nostri politici di incoraggiare in tutti i modi nella popolazione la nascita di un sentimento fortemente antirazzista, gli immigrati sono tutti potenzialmente futuri nuovi elettori. Tuttavia vorrei che la realtà e soprattutto quella storica, venissero rispettate. Il film di sabato, che peraltro se potrò vedrò volentieri, tratta un altro argomento: il fenomeno aberrante della schiavitù, non le odierne problematiche che, come ho cercato di spiegare, non sono legate al razzismo ma piuttosto alle difficoltà di integrazione fra culture diverse per non dire opposte.

Ai nostri amministratori suggerirei, se non altro per imparzialità, di programmare allo Splendor per venerdì 27, il filmato televisivo andato recentemente in onda e dedicato ad Oriana Fallaci, anche se la parte riguardante il suo libro “La rabbia e l’orgoglio” viene solamente sfiorata”.

Lorenzo Puccinelli Sannini

Segretario di “Destra Domani”

Socio “Istituto Storico Lucchese

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